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Poiché l'illuminazione ha sempre a che fare, in un modo
o nell'altro, con un ambiente costruito, si potrebbe dire che essa
è sempre architettonica. Nella pratica, si parla di illuminazione
architettonica quando l'esigenza di "mostrare" una architettura
o contribuire a crearla diventa predominante rispetto a quella meramente
funzionale di garantire lo svolgimento di una attività.
Nelle architetture nuove, il progettista della illuminazione dovrebbe
operare in stretta collaborazione con i progettisti dell'architettura,
e con loro individuare soluzioni coerenti con l'impatto complessivo
che l'edificio dovrà avere. In questo caso assumono grande
importanza tanto gli "oggetti" illuminanti (gli apparecchi),
che possono di per se stessi avere una valenza estetica, quanto
gli effetti di luce che essi producono.

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Al contrario, negli interventi sulle architetture storiche occorre
intervenire con grande delicatezza ed equilibrio, per evitare di
fornire interpretazioni contrastanti con lo spirito originario dell'architettura,
e renderne possibili tutte le chiavi di lettura. In questo caso
si tende a far scomparire l'oggetto illuminante, nascondendolo per
quanto possibile, e lasciare che sia la luce da sola a parlare.
I
n un caso e nell'altro, la figura del progettista di illuminazione,
la sua creatività e competenza e la sua capacità ad
integrarsi nella equipe di lavoro, è fondamentale per la
riuscita del progetto.
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