È in libreria L’invisibile linea rossa, un’iniziativa voluta e promossa dalla Fondazione Targetti in collaborazione con la casa editrice Quodlibet.
Il volume è una raccolta di saggi inediti di alcuni dei grandi interpreti dell’architettura contemporanea, più un’appendice di Antonio Negri su Rem Koolhaas. Da Yona Friedman a Thom Mayne, da Peter Eisenman a Vito Acconci, Bernard Tschumi, Elias Zenghelis, Greg Lynn, Diller-Scofidio... Sono tutti ‘coltivatori di idee’, accomunati anche dalla partecipazione ad uno degli incontri che l’Osservatorio sull’Architettura della Fondazione Targetti ha organizzato a partire dal 2004 come occasioni di confronto sui complessi fenomeni legati al mondo dell’architettura e di cui questo libro vuole essere insieme espressione e testimonianza.
Gli interventi qui riuniti e i contribuiti critici che li accompagnano, se pur molto diversi per linguaggio e ispirazione, sembrano tutti legati da una sottile linea rossa, la ricerca di una risposta a una domanda sottesa: il significato di essere architetto, oggi.
Fare architettura – scrive nella sua introduzione il curatore del volume, Pino Brugellis – implica la consapevolezza di gestire processi complessi che non si limitano a ritrarre la società, ma la spingono oltre, in un ‘altrove’ indefinito. Il progetto di architettura, cioè, non è solo la rappresentazione di un mondo possibile, ma lo strumento principe per tradurre in concreto le esigenze di trasformazione della società. In questo consiste l’anima di L’invisibile linea rossa.